Diritti e dignità delle persone: Gaza, sentiamo il dovere di non tacere
“Come può una comunità dirsi sensibile di fronte alle discriminazioni che vivono le persone con
disabilità, se riesce a restare indifferente davanti a ciò che sta accadendo a Gaza?”
È una domanda che ci interroga nel profondo e oggi, come Associazione, abbiamo deciso di
raccogliere l’appello della Associazione Attivamente rendendo pubblica questa nostra posizione
attraverso questo nostro comunicato pubblico, perché non possiamo più restare in silenzio.
Attiva-Mente nasce e opera per difendere i diritti, la dignità e la libertà delle persone con disabilità.
Ed è proprio questa missione che oggi ci impone di parlare. Restare zitti di fronte all’orrore che sta
devastando Gaza significherebbe tradire noi stessi, il nostro impegno, i nostri valori. Vogliamo
lanciare un grido e, al tempo stesso, condividere una crepa che scava nel profondo la nostra
coscienza: stiamo assistendo a una tragedia che ha il sapore del genocidio, e l’umanità sembra
aver smarrito la capacità di indignarsi davvero. Di riconoscere il dolore degli altri come qualcosa
che ci riguarda.
In ogni conflitto, le persone con disabilità sono tra le prime vittime e tra le ultime ad essere
soccorse. A Gaza, non possono fuggire, non hanno accesso agli aiuti, spesso non possono
comunicare o difendersi. Sono invisibili. Dimenticate. Insieme a loro, bambini, donne, anziani.
Gaza è diventata l’epicentro del mondo della disumanità, dell’invisibilità e della violenza
moltiplicata verso i più vulnerabili, e restare neutrali oggi non è una posizione “super partes”. È una
scelta di coscienza.
La neutralità rispetto a quanto sta accadendo da mesi a Gaza, si trasforma in complicità. Una
complicità che pesa, che interroga le coscienze, che divide chi sceglie il silenzio da chi sceglie la
responsabilità.
Noi crediamo che organizzazioni come la nostra, che parlano ogni giorno di uguaglianza,
inclusione e giustizia, abbiano oggi un dovere etico e morale da non tradire. Per questo motivo, ci
uniamo con determinazione a chi chiede:
un cessate il fuoco immediato;
il rispetto del diritto internazionale;
accesso umanitario urgente e incondizionato.
La pace non è solo una questione diplomatica. È anche una questione di coscienza, di coerenza e
di umanità. E il silenzio davanti a tali massacri consumati con tale brutalità non può essere
un’opzione. Non può esserlo mai.
Come può, chi come noi lotta per il diritto all’accessibilità, all’inclusione, alla dignità restare freddo
e immobile davanti alla distruzione di un intero popolo? Con quale disinvoltura e orgoglio, da
attivisti per i diritti, possiamo mobilitarci per una rampa mancante o per una legge che non arriva –
battaglie fondamentali, sia chiaro – e nello stesso tempo voltare le spalle all’orrore che travolge
Gaza? È paradossale ed insostenibile, in coscienza, lamentarsi per una prestazione sociosanitaria
precaria o insoddisfacente, quando a Gaza da mesi viene impedito perfino l’ingresso di medicinali,
e gli ospedali sono stati rasi al suolo. Così come indignarsi per una scuola senza ascensore per
studenti con disabilità, quando a Gaza le scuole vengono bombardate ogni giorno, ferendo e
uccidendo un numero incalcolabile di persone, tra cui bambini, studenti e donne innocenti. E di
riflesso, come possiamo sperare che possa essere sensibile alle nostre richieste di uguaglianza,
del tutto inconsistenti se paragonate alle grida di aiuto che provengono da Gaza, quella parte di
comunità indifferente, inclusa la classe dirigente, su quanto sta succedendo lì? Sono riflessioni e
domande forti che poniamo a noi stessi.
I temi sono i medesimi: diritti, libertà, solidarietà…siamo arrivati a un punto in cui ci sentiamo
costretti a guardarci allo specchio, per capire necessariamente che pensiero e coscienza non
possono più concedersi sconti a vicenda. Per noi è giunto il momento di unirci contribuendo a dare
voce a un dolore e alla sofferenza collettiva che sono stati nascosti nei silenzi vigliacchi.
Ci chiediamo, infine, se davvero tra le realtà organizzate della nostra comunità – associazioni, enti,
istituzioni – nessun altro avverta questa frattura o senta il bisogno di prendere posizione davanti a
tutto questo. Continuare a lottare e alzare la voce per chi viene escluso, così come per chi viene
massacrato, è l’unica risposta possibile in un mondo che sembra aver perso l’anima. E se anche il
mondo tace e continua a chiudere gli occhi, noi no. La nostra coscienza è viva. E se resta viva
anche altrove, in sempre più luoghi e spazi, allora c’è ancora speranza.
Quando la dignità viene negata a chiunque, è tutta l’umanità che perde un pezzo di sé. E questo
vale anche per un solo cittadino israeliano, ma deve valere per Gaza, per la Cisgiordania e per
l'intero popolo palestinese, con o senza disabilità, annientato giorno dopo giorno con tanta
crudeltà.