La Città sospesa: 1 settembre 1961 – 2021

Per non dimenticare la Bologna democratica del sindaco Renato Zangheri, prima, e del sindaco Renzo Imbeni poi….


La presentazione del libro avverrà nell’ambito del Festival Nazionale dell’Unità presso la Sala Marco Valdiserra. Ne discutono con l’autore Francesco Tabacco, Mauro Moruzzi e Anna Cometti. Saluti dal parte dell’On. Andrea De Maria.

Perché abbiamo scelto quel tempo e quel luogo?
Nel corso degli ultimi anni a Bologna il 31 agosto la comunità eritrea si ritrovava per ricordare una data importante, il 1 settembre 1961, l’inizio della lotta per l’indipendenza raggiunta de facto nel 1991 e de iure il 24 maggio 1993, grazie al referendum più affermativo della storia, (99,8%) con la partecipazione degli eritrei in patria e in esilio.

Bologna, amministrata dal sindaco Renato Zangheri, regione rossa, roccaforte del PCI, accoglie la speranza eritrea, la sua lotta contro il colonialismo etiope. Sono gli anni in cui l’estrema sinistra italiana sposa la causa eritrea e i suoi giornali (Linea Proletaria) titolano Viva la lotta armata del popolo eritreo.

Nel 1977 il volto rivoluzionario dell’Etiopia di Menghistu che aveva ottenuto l’appoggio militare sovietico, piace a Giancarlo Pajetta, come scriverà su Rinascita, dopo la visita ad Addis Abeba. All’interno del PCI solo Achille Occhetto, sempre su Rinascita, scriverà: «E nel caso dell’Eritrea, assisteremo senza proteste alla sua fine?».

Bologna in quel tempo diventa, tutti gli anni, a fine agosto, la meta più importante per gli eritrei lontani da casa. Piantano le tende in circolo al Campo Dozza, allestiscono cucine da campo e aree di ristoro, perchè non ci sono soldi per alberghi e ristoranti. Si parla di lotta, di come raggiungere l’obiettivo non facile per gli emigranti. Insomma, non si perde tempo per piangersi addosso. La maggior parte si considera immigrato “politico” pronto a rientrare in patria appena possibile.

La missione più importante del Festival, Che si terrà in interrottamente presso il capoluogo emiliano dal 1975 sino al 1991 data in cui l’Eritrea raggiungerà l’indipendenza, è stata proprio quella di riunire, una volta all’anno gli eritrei della diaspora per mantenere forte il legame con la propria terra e trasformare rimpianto e abbandono in orgoglio, per un ritorno vittorioso.

Il nome “Bologna” è frequente in Eritrea, non un lascito coloniale, ma una scelta spontanea: ristoranti, bar, hotel, falegnamerie, circoli, negozi e una centrale Via di Asmara, Godenà Bologna, ringraziano la città italiana per il sostegno e l’amicizia in anni difficili.

Per ulteriori info
https://ccsvi-sm.org/news/la-citta-sospesa-un-libro-e-un-progetto-per-non-guardare-solo-il-nostro-ombelico-ma-che-cio-che-accade-fuori-da-noi-ci-riguarda/

Crediti fotografici Fernando Stumpo

 

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