Multa Ue da 462 milioni alla casa farmaceutica TEVAper l’abuso su un farmaco per la sclerosi multipla
“Primum non nocere” è una frase latina che significa “per prima cosa non nuocere” ed è la base di qualsiasi approccio medico alle malattie. Si tratta di un’affermazione, non banale, che significa che la sicurezza di una cura deve avere la priorità su qualsiasi altro criterio che ne guida la scelta, anche rispetto alla stessa efficacia. In tempi recenti si è affermato un sistema di valutazione delle cure in generale, e dei farmaci in particolare, che tiene in considerazione un bilancio fra due fattori: sicurezza ed efficacia. A questi sempre più frequentemente si aggiunge un terzo criterio che è quello dei costi. Fatte queste premesse, risulta evidente che valutare la sicurezza di un farmaco è indispensabile e prioritario. Procedure e metodiche, regolate da apposite norme, impongono la fornitura di dati sulla sicurezza dei prodotti farmaceutici, nel momento in cui essi vengono proposti per l’uso nella pratica clinica.
Rifacendosi a questo dettato normativo la Commissione ha rilevato che Teva “ha utilizzato in. modo improprio le procedure di brevetto”: quando il. suo brevetto di Copaxone – valido dal 2015 – che. proteggeva il glatiramer acetato stava per scadere, spiega Bruxelles, la multinazionale farmaceutica con sede in Israele ha esteso artificialmente la. protezione del Copaxone utilizzando in modo improprio le regole e le procedure dell’Ufficio europeo dei brevetti (Epo). Teva ha inoltre “implementato una campagna sistematica denigratoria contro un medicinale. concorrente, diffondendo informazioni fuorvianti sulla sua sicurezza, efficacia ed equivalenza terapeutica con Copaxone”.
Fonte: Quotidiano Sanità