10-New York, presentati gli esiti dello studio Brave Dreams

Sabato 18 novembre 2017 a New York il professor Paolo Zamboni ha presentato l’esito della ricerca sperimentale denominata Brave Dreams. Il trial Brave Dreams è stato “underpowered”, non ci sono stati dunque sufficienti reclutamenti.

Sono state reclutate 150 persone nonostante l’intenzione fosse stata quella di studiare un campione numericamente più vasto. Nonostante ciò si tratta di uno studio randomizzato di buona qualità in quanto il 97% dei pazienti ha completato il follow-up.

L’angioplastica transluminale percutanea (PTA) venosa, approccio interventistico testato nel corso della sperimentazione, si è dimostrata essere un metodo sicuro anche se è stato in grado di riportare il range di normalità del flusso sanguigno solo nel 54% dei pazienti.

L’intervento tuttavia non si è rivelato efficace nella risoluzione di sintomi manifestati già in precedenza (equilibrio, vista, etc). Più interessanti i risultati evidenziati dalle indagini strumentali effettuate in follow-up. La risonanza magnetica (MRI) di controllo ha di fatto evidenziato che la PTA, pur non incidendo in modo significativo sulle lesioni già esistenti, limita l’insorgenza di nuove lesioni. È stato infatti evidenziato che un numero significativo di soggetti (63%) non presentavano nuove lesioni dopo il trattamento, i soggetti del gruppo di controllo (shamgroup), che non avevano ricevuto l’intervento, presentavano nuove lesioni in numero maggiore.

In conclusione la PTA venosa risulta sicura in termini di complicanze intra e post intervento ma non sufficiente per curare la CCSVI nella metà dei casi. È’ possibile, quindi, affermare che la CCSVI influenza la perfusione e l’assorbimento del liquido cerebrospinale (liquor) nel cervello, come un contributo inatteso alla neuroinfiammazione ed alla neurodegenerazione.

In un nuovo e successivo studio invece si è identificato un sottogruppo di pazienti che potrebbe trarre vantaggi e benefici dall’intervento.

In questo nuovo studio, realizzato in doppio cieco, il gruppo di Zamboni ha coinvolto un campione più ampio rispetto alle prime fasi della ricerca, integrando anche i pazienti con forma di sclerosi multipla secondariamente progressiva, e non soltanto quelli con la forma recidivante-remittente. Sono stati usati criteri validati di analisi delle flebografie per suddividere i pazienti in due categorie: gli “idonei” e i “non idonei” all’intervento di angioplastica. Sono stati considerati idonei i tipi di vena su cui il pallone utilizzato nell’angioplastica per allargarle è in grado di ripristinare il flusso, mentre sono stati considerati non idonei quelli in cui il pallone non è in grado di dilatare e di migliorare il flusso.

La distinzione è stata affidata a una commissione esterna, composta dal Prof. Salvatore J. Sclafani (docente di radiologia vascolare all’Università di Stato di New York) e dal Prof. Carlo Setacci (Past President della Società Europea di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare), che ha rivisto indipendentemente i filmati delle procedure.

Uno statistico indipendente ha incrociato i dati delle flebografie con quelle delle risonanze magnetiche cerebrali. Il risultato è che i pazienti con tipi di vena idonea all’angioplastica con pallone hanno mostrato un’elevatissima probabilità di non sviluppare nuove lesioni o di espandere vecchie lesioni nel cervello a un anno dall’intervento.

Il percorso dovrà essere eseguito in centri appositamente formati.

La Regione Emilia-Romagna ha già finanziato la fase di preparazione per sei centri sul suolo nazionale: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e l’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna in Emilia- Romagna, Novara, Milano Besta, Ancona-Macerata e Catania sul suolo Nazionale.

Sempre più, quindi, la sclerosi multipla sembra configurarsi come una malattia che riconosce aspetti multi- fattoriali, cioè sembrano concomitare e convergere sulla sclerosi multipla diversi fattori incidenti di genesi diversa.

Nonostante gli sforzi della ricerca, non si può dire che siano stati raggiunti risultati di particolare rilievo.

 

Tutto ciò detto e premesso, L’Associazione, si accinge a promuovere la costituzione della Fondazione Albero di KOS affinché non vadano disperse le conoscenze e le risorse umane che si sono in questi anni prodotte. Nel frattempo e in concomitanza alla riforma del Terzo Settore, il 6 aprile del 2019, nel corso della nostra assemblea generale dei soci, abbiamo presentato le azioni e la mission che la costituenda Fondazione perseguirà. Contestualmente, con l’intento di ridefinire la nostra mission in collegamento alla futura costituzione di una Fondazione che si occuperà di ricerca, si è ritenuto opportuno modificare la denominazione dell’Associazione in:

 

“Associazione Sclerosi Multipla Albero di KOS Onlus”.

 

 

 

Cos’è KOS?

 

KOS è il nome dell’isola EGEA dove nacque Ippocrate. Lì sorgeva il santuario di Asclepio, dio del conforto, del sollievo e del risanamento, quindi si ispira alle conoscenze e alle pratiche che la scuola di KOS inaugurò. Ogni medico è indissolubilmente legato a KOS dal vincolo più sacro: il giuramento ippocratico.

 

Cos’è l’Albero di KOS?

 

Vuole la tradizione che ogni pergamena degli adepti incorporasse una foglia dell’albero sotto il quale Ippocrate impartiva il suo insegnamento.

Così come sotto le fronde di quel platano Ippocrate tramandava “il Sapere”, sotto l’egida dell’Associazione Sclerosi Multipla Albero di KOS la comunità scientifica sarà chiamata a confrontarsi sul le incognite che la medicina ancora pone!

 

Nella storia anche recente della ricerca scientifica ci sono vari esempi di procedure interventistiche a basso rischio in cui si è passati alla esecuzione di interventi su larga scala sulla base di studi di I e II fase, producendo studi di ampia portata di fase III (generalmente senza doppio cieco e “sham surgery”, eticamente discutibile in caso di invasività) parallelamente all’utilizzo routinario della procedura: es. le PTA arteriose in caso di rischio d’ictus, o le vertebroplastiche e cifoplastiche.

Vi è una sorta di “accanimento accademico” nel pretendere, per la PTA delle giugulari e della azygos, lo stesso iter previsto per l’introduzione di nuovi farmaci. Ciò insinua nei malati lo sgradevole dubbio che la negazione di ogni possibilità di intervento, giustificata da un atteggiamento apparentemente iperprotettivo nei confronti dei pazienti, sia in realtà un riflesso di difesa di interessi economici (enormi sono gli interessi delle case farmaceutiche in materia di SM) e corporativi.

 

In conclusione, considerato il fattore tempo (“Time is Brain”, si ripetono spesso i malati di SM), ogni malato ha diritto di fare, con i suoi medici di fiducia, un bilancio critico personale che confronti le probabilità dei rischi e dei benefici dell’intervento con le probabilità dei rischi e dei benefici del mancato intervento.

Al di fuori di questo bilancio critico non c’è scienza medica, quanto piuttosto una forma sofisticata di “medicina difensiva”, che tiene più alla sicurezza delle istituzioni sanitarie che a quella dei pazienti. Quei malati che decidono di non poter attendere oltre, hanno il diritto di eseguire l’intervento in un contesto sicuro.

 

  

ASSOCIAZIONE SCLEROSI MULTIPLA ALBERO DI KOS - CF: 91321490376 - IBAN: IT62R0306902478100000009298