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9-La morte di Pino Cucci 11 agosto 2011

L’insegnamento di Pino

Nella notte tra il 10 e l’11 agosto 2011 Pino Cucci ci ha lasciati.

Ciao Pino.

Te ne sei andato stanotte in punta di piedi, senza dar noia a nessuno, quasi in silenzio, come era nel tuo carattere, discreto.

La morte è un evento traumatico che prima o poi tutti noi dovremo affrontare. E’ una separazione pesante e dolorosa a cui non riusciamo subito a dare una connotazione razionale. La morte porta con sè un bagaglio di sofferenza inaccettabile che ci scatena reazioni difficili da gestire. Affrontare una malattia cronica come la sclerosi multipla spesso significa essere testimoni di una lunga sofferenza, significa fare disperati tentativi di terapie e cure, significa sperare in un miracolo. Vivere la morte di un nostro amico è come una porta sbattuta in faccia. Di colpo siamo colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento improvviso che ci fa saltare il cuore in gola, ci toglie quasi il respiro in quel modo bruciante in cui solo il dolore può fare.

E la sua coraggiosa scelta di lottare a favore della dispensazione della cannabis terapeutica prima, e per affermare il diritto alla cura di CCSVI, poi, assieme alla sua Associazione, ci chiama a riflettere sul senso della nostra azione intrapresa assieme a lui nei mesi precedenti la sua morte. Così il 30 marzo, alla vigilia del nostro Congresso del 30 aprile Pino mi scriveva:

da Pino(hotmail) pinocucci@hotmail.com

a Francesco Tabacco <tabacco.francesco@gmail.com>

data 30 marzo 2011 08:27

oggetto Fw: candidature direttivo

proveniente da hotmail.com

Cosa ne dici? posso essere un consigliere senza venire tutte le volte a Bologna ogni volta che c’è una riunione?

Accetto il tuo consiglio senza alcun dubbio.

Ciao

Pino

Lui che era stato tra i soci fondatori dell’Associazione, che ne era stato lo spirito propulsivo nel promuovere i primi incontri al Ministero, chiedeva, con umiltà, consigli.

Questo l’insegnamento e l’eredità che mi piace cogliere nel giorno in cui Pino è tornato alla casa del Padre.

Alla moglie Lucia e alla figlia Letizia siamo vicini consapevoli di quante difficoltà incontriamo a vivere la morte di un essere a cui vogliamo bene! Non c’è una logica a cui appellarci, il distacco fa terribilmente male. Non è facile trovare un senso anche alla morte. La morte, però, è anche rinascita. E la rinascita è un’altra possibilità, è un’altra apertura verso la vita, verso le emozioni. Da quelle stesse radici che ci hanno arricchito l’anima nasceranno nuovi sorrisi. Ma le radici saranno sempre le stesse, sempre verdi, sempre fertili, sempre pronte a generare amore. Questo è il regalo che i nostri cari ci fanno mentre ci lasciano. E noi non possiamo non accettare questo regalo. Amare è la sola risposta alle nostre domande, ai nostri dubbi, alle nostre incertezze. L’Amore è l’unica forza più grande di tutto, l’unica che può vincere anche la morte. Non dimentichiamolo mai.

Francesco Tabacco e tutti i tuoi, tanti, amici…