Il Sistema budget di salute è legge!

Con la conversione in legge del sistema del budget di salute si rivoluziona completamente la filosofia di presa in carico terapeutica e riabilitativa della persona con disabilità.

Il sistema del budget di salute è nato grazie all’iniziativa di medici e operatori sociosanitari che, ritenendo inappropriati gli approcci tradizionali, individuarono soluzioni tecnico-organizzative per superare gli ostacoli riscontrati nei trattamenti terapeutici-riabilitativi necessari a persone affette da patologie croniche o cronico-degenerative che dovranno, forse, convivere con il loro male per tutta la vita. Gli interventi, in tali casi, non possono eliminare la patologia, bensì puntare a garantire il benessere fisico, psichico e sociale, che rappresenta il concetto di salute definito dall’OMS.

ORA NON CI SONO PIU’ ALIBI: IL SISTEMA OPERATIVO BUDGET DI SALUTE E’ ANCHE LEGGE NAZIONALE!

Lo sancisce la legge di conversione 17 luglio 2020, n. 77 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio) Comma 4-bis, che potremmo descrivere così: “ […] per la presa in carico e la riabilitazione delle categorie di persone più fragili, è necessario attivare la sperimentazione, per il biennio   2020-2021, di   strutture di prossimità per la promozione della salute e per la prevenzione, nonché per la presa in carico e la riabilitazione delle categorie di persone più fragili, ispirate al principio della piena integrazione socio-sanitaria, con il coinvolgimento delle istituzioni presenti nel territorio, del volontariato locale e degli enti del Terzo settore senza scopo di lucro.  I progetti proposti devono prevedere modalità di intervento che riducano le scelte di istituzionalizzazione, favoriscano la domiciliarità e consentano la valutazione   dei risultati ottenuti, anche attraverso il ricorso a strumenti innovativi quale il budget di salute individuale e di comunità”.

Quindi in estrema sintesi – per evitare ulteriori distrazioni e alibi – è obbligo di legge che tutti i servizi territoriali debbano in una prospettiva di Welfare di prossimità e generativo:

  1.    attuare una piena integrazione socio-sanitaria;
  2.    promuovere il coinvolgimento delle istituzioni presenti nel territorio ovvero (finalmente!) co/progettazione e co/gestione con istituzioni presenti nel territorio, del volontariato locale e degli enti del Terzo settore senza scopo di lucro;
  1.    ridurre le scelte di istituzionalizzazione;
  2.    favorire la domiciliarità;
  3.     ricorrere a strumenti innovativi quale il budget di salute individuale e di comunità.

E aggiungo come necessario corollario:

  •    presa in carico precoce da parte del servizio pubblico;
  •    valutazione multidimensionale;
  •    progetto di vita personalizzato partecipato e condiviso;
  •    sistema valutativo periodico degli esiti!

Tutto questo ci porta con urgenza ad abbandonare quel sistema organizzativo dei servizi territoriali basato sulla ristretta analisi settoriale dei bisogni (e spesso ridotto a  sequenza di prestazioni settoriali con un approccio esclusivamente riparatorio) e passare ad un’organizzazione che – rispetti la persona nella sua interezza e promuova e  favorisca l’esigibilità dei diritti sociali: il diritto all’istruzione e all’espressività – Il diritto alla formazione e al lavoro – Il diritto all’abitare – Il diritto alla salute – il diritto all’inclusione per un positivo ruolo sociale.

E qui ci sarebbe da citare un mare di letteratura scientifica, di attuazioni  e di sperimentazioni che agiscono in quest’ultima direzione, per ricordare che tutto questo non solo è possibile, ma che  non si possa più evadere dal dovere di adottare (adesso lo esige anche la legge!), il nuovo paradigma di approccio ai problemi delle persone più fragili.

Ma per questo credo che sia opportuno riesaminare alcune negative e consolidate (e quindi dure a morire) culture professionali e di conseguenza alcune negative prassi gestionali ed operative.

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