MARIAN SIMKA, IL MEDICO POLACCO CHE CONTINUA A STUPIRE

La compressione della vena giugulare interna da parte di ossa e muscoli in prossimità del cranio, ostacola il flusso molto più di quanto non facciano delle malformazioni della valvola #CCSVI.

Queste le conclusioni a cui si è giunti attraverso lo studio di Marian Simka e Paweł Latacz.

In questo studio si è inteso determinare la sede e la natura delle alterazioni emodinamiche nelle vene giugulari interne patologiche. Con l’uso del software di meccanica dei fluidi computazionale abbiamo simulato il flusso sanguigno in modelli 3 D delle vene giugulari interne che mostravano morfologie diverse, comprese le stenosi a forma di ugello nelle loro parti superiori e valvole nelle parti inferiori.

Nella maggior parte dei modelli con stenosi a forma di ugello, in particolare quelli posizionati in modo asimmetrico, è stato rivelato uno schema di flusso anormale, con una significativa separazione del flusso e regioni con flusso invertito.  Valvole anomale non hanno avuto un impatto significativo sul flusso in un caso di flusso già alterato evocato dalla stenosi nella parte superiore della vena.

Nel nostro modello giugulare, le stenosi localizzate cranialmente, che nella pratica clinica sono principalmente causate dalla compressione esterna, provocano un impatto del deflusso più significativo rispetto ai difetti endoluminali e alle valvole patologiche.

https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0268355521996087?fbclid=IwAR3t4-4dJSwJVx8e5ta2n16gNHuSte3IPMg6yZ3HlAktjG_lULvbaQBsGp4&

 

MARIAN SIMKA: IL RECORDMAN DISINCANTATO

Per chi non conoscesse il Dott. Simka vi proponiamo quanto il giornalista Marco Marozzi nel suo libro “Sogni Coraggiosi” ebbe a dire su questo medico descritto come l’angiologo del disincanto che già in quel tempo aveva il record al mondo di interventi di angioplastica.

È stato uno dei primi a mettersi in contatto con Zamboni, a congratularsi con lui. Il primo a mostrare di voler seguire in tutto e per tutto una strada assolutamente propria, da Numero Uno senza peli sulla lingua.

Si è laureato nel 1988 a Katowice. Da anni opera a pagamento. C’è la fila di malati al Private Healthcare Institution SANA, l’ospedale privato dove lavora, a Pszczyna, nella Slesia polacca. Il panorama ti addolcisce, fra parchi e laghi.

Ma è proprio Marian Simka a dirti di non cedere alle chimere del turismo sanitario.

«La situazione attuale, in cui i pazienti percorrono centinaia di chilometri per fare il trattamento non è normale, né sicura» ha scritto sul Web. «Il sistema sanitario dovrebbe cambiare, specialmente per la collaborazione con la comunità dei neurologi e con le grandi università, che fruiscono di fondi pubblici. Il trattamento di angioplastica non è l’unica soluzione, dovrebbe essere integrato da qualcos’altro.»

Una disamina cruda di possibilità, rischi, limiti. «Noi scegliamo il trattamento più efficace e privo di rischi, cosa che di solito non è possibile. Le due caratteristiche non si incontrano in ogni condizione. L’angioplastica con palloncino ha già dimostrato di essere molto sicura nel breve termine, e ancor di più nel lungo termine, ma a volte non funziona. In alcuni casi non funziona e in altri dà ristenosi. Usando lo stent, l’efficacia è molto più elevata a breve termine, però nel lungo periodo, con il rischio di occlusioni, non è nota.

Un intervento con lo stent può essere riaperto, ma non in tutti i casi. Inoltre si conosce una complicazione, chiamata “migrazione”, che in alcune varianti anatomiche sconsiglia gli stent attualmente disponibili.»

Lo stesso duro disincanto viene rivolto all’impatto del trattamento per la CCSVI sul decorso clinico della sclerosi multipla. «I nostri dati indicano che le cose sono molto più complicate di quanto si possa sospettare» dice Simka.

E fa l’elenco della prudenza:

  1. La CCSVI non è equivalente alla sclerosi multipla; molto probabilmente, SM = CCSVI + alcuni altri fattori (probabilmente più di uno);
  2. Di conseguenza, trattare la CCSVI non significa eliminare la SM. Dopo il trattamento di angioplastica la maggior parte dei pazienti sperimenta giorni migliori e giorni peggiori (soprattutto nel corso di infezioni, sotto stress, ecc…). Inoltre i sintomi di sclerosi multipla si ripresentano anche in caso di ristenosi;
  3. Il trattamento di CCSVI non garantisce un miglioramento. Alcuni pazienti (non molti, ma ci sono) hanno sperimentato un peggioramento. La maggior parte presentava vene gravemente stenotiche che non potevano essere sufficientemente trattate con palloncini o stent; ma ci sono anche alcuni casi in cui l’intervento è stato perfetto. Quindi, qualcuno può migliorare dopo il trattamento (la maggioranza, soprattutto nelle forme recidivanti-remittenti), ma è anche possibile che non vi sia miglioramento o che addirittura vi sia un peggioramento. Un reintervento può migliorare i sintomi in questi ultimi due gruppi, ma non in tutti i casi;
  4. Probabilmente il trattamento della CCSVI insieme alla terapia farmacologica migliorerà gli esiti della sclerosi multipla. Bisogna cercare di continuare con i farmaci prescritti dal neurologo, se questi funzionavano prima del trattamento;
  5. Molti pazienti che hanno sofferto di un peggioramento transitorio dei sintomi, sono migliorati adottando la inclined bed therapy, dormendo con la parte superiore del corpo leggermente sollevata;
  6. L’esame doppler postoperatorio è a volte sconcertante. Nella maggior parte dei pazienti il flusso è ancora patologico appena dopo l’intervento. «D’altra parte non eseguiamo ecodoppler dopo il trattamento, per non stressare i pazienti» dice l’angiologo, «Anche dopo alcuni giorni abbiamo riscontrato anomalie del flusso, soprattutto dopo ballooning. Per queste ragioni noi pensiamo che i pazienti dovrebbero, innanzitutto, valutare i propri sintomi personalmente.»

Conclusione: «Tutte le modalità di trattamento devono essere considerate come sperimentali, con efficacia e sicurezza ancora sconosciute».

Marian Simka è questo. Si comporta come il Numero Uno. Lavora, mette in guardia, lavora ancora di più.

Il suo è realismo di fronte alle illusioni, agli entusiasmi, anche alle chiacchiere. Cinismo, nel senso nobile, polacco, da realpolitik. Avviso a chi parte, naviga, proclama, è convinto di essere approdato alla terra promessa.

Proprio lui, insieme a tre colleghi, nel suo primo studio sull’otturazione delle vene, ha scritto: «È stato confermato che la sclerosi multipla è fortemente associata alla insufficienza venosa cronica cerebrospinale». L’associazione, ha detto la ricerca, è superiore al 90 per cento. Cifre, letture, interpretazioni che cambiano.

Nell’ottobre 2010, a Göteborg, al 26° Congresso del Comitato europeo per il trattamento e la ricerca sulla sclerosi multipla (ECTRIMS), Simka ha presentato i risultati di 587 procedure endovascolari: 414 interventi di angioplastica con palloncino e 173 installazioni di stent. «Non ci sono state complicazioni pericolose» ha raccontato davanti a tremila neurologi, «nessuna emorragia seria, nessun ictus cerebrale, nessun caso di migrazione dello stent, nessun danno ai nervi. Ci sono state due trombosi dello stent, in una vena giugulare che non era stata testata prima delle procedure, quindi non sono probabilmente conseguenze cliniche.»

Morale: «Queste procedure appaiono essere sicure e ben tollerate dai pazienti. Indipendentemente dal reale impatto sul decorso clinico della sclerosi multipla, che ha bisogno di maggiori studi clinici e di un lungo follow-up, con cui i malati siano seguiti e controllati per un ampio arco di tempo dopo l’intervento.»

Protetta dal buio della sala, esplode una voce anonima. «Butcher!» Macellaio. Le fa eco un’altra voce. «Nazi!»

(VIA Comportamento difficilmente qualificabile in un consesso scientifico.)

Simka è pronipote di sopravvissuti ai campi di concentramento polacchi, si è beccato del nazista in un contesto scientifico, da colleghi medici, perché ha eseguito interventi di chirurgia vascolare.  L’orgoglio è anche pregiudizio.

Sugli «Annals of Neurology» c’era stato poco prima un duro scambio di opinioni fra Simka, il collega Marek Kazibudzki e Omar Khan, professore di Neurologia alla Wayne State University School of Medicine a Detroit, Michigan. Questi ha criticato i polacchi per l’uso dello stent, dicendo che può causare lesioni gravi e chiedeva che tali «interventi invasivi e potenzialmente pericolosi fossero scoraggiati fino a maggiori prove della connessione tra CCSVI e sclerosi multipla».

Simka e Kazibudzki hanno replicato che il Documento di Consenso dell’Unione internazionale di flebologia sulla diagnosi e la terapia delle malformazioni venose, nel 2009, ha raccomandato che per le vene di drenaggio del cervello e il midollo spinale, i pazienti ricevano «test diagnostici», ma poi «nel caso di comprovate lesioni da ostruzione, il trattamento con angioplastica e stenting.»

Khan e i neurologi del dipartimento che il professore dirige a Detroit hanno allora rafforzato l’attacco, accusando Simka e Kazibudzki di «legittimare il trattamento per l’occlusione delle vene con procedure endovascolari potenzialmente pericolose». Gli americani hanno sparato ad alzo zero sul gruppo polacco. Gli hanno rinfacciato di aver «pubblicizzato per diverse migliaia di euro l’intervento con lo stent nella CCSVI», chiedendo se è «etica una commercializzazione di questo tipo per una condizione clinica ancora da stabilire, la CCSVI nella sclerosi multipla, esponendo i pazienti a una potenziale procedura pericolosa senza studi controllati».

Guerra, con citazione di documenti di consessi medici, dalla Società di Radiologia Interventistica (SIR) alla Società Americana di Neuroradiologia, e interpretazioni diversissime di parole che, spesso, si prestano a letture buone ad accontentare o scontentare tutti.

 

 

 

 

 

 

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