Nuova nomina al prof. Massimo Cocchi

Importante riconoscimento al professor Massimo Cocchi, già Presidente della Società Italiana di Biologia Sperimentale, e da sempre molto vicino alla nostra Associazione. L’intero Consiglio direttivo nazionale dell’Associazione Sclerosi Multipla Albero di KOS è lieta di annunciare la sua nomina di socio corrispondente presso l’Accademia delle Scienze Mediche di Palermo.

Il professor Massimo Cocchi da tempo, in collaborazione con il Presidente Onorario della nostra Associazione professor Fabio Gabrielli, ha intrapreso un percorso di ricerca sulle dinamiche biologiche e culturali della coscienza e sui disturbi dell’umore, soprattutto la depressione maggiore, tra natura e cultura.

Nel 2005 ha iniziato, con Lucio Tonello, a studiare gli acidi grassi piastrinici in gruppi di pazienti (depressi e ischemici) realizzando una combinazione tra biochimica e rete neurale artificiale che ha permesso di identificare la popolazione depressiva e ischemica nei confronti delle persone apparentemente normali. Il prof. Fabio Gabrielli nel 2009 è entrato a far parte di questo gruppo di ricerca portando il suo contributo in termini filosofici e antropologici. Cocchi, Tonello, Gabrielli hanno individuato in alcuni acidi grassi contenuti nelle piastrine la chiave per diagnosticare la depressione maggiore rispetto alla sindrome bipolare. Si tratta di uno dei punti cruciali della psichiatria, con ricadute patologiche, esistenziali, economiche imponenti. Cocchi, in particolare, ha analizzato il ruolo delle piastrine nella diagnosi psichiatrica dei disturbi dell’umore; Tonello ha studiato apposite reti neurali per darne una spiegazione biomatematica; Gabrielli ha approfondito il loro ruolo sugli stati di coscienza e la loro modificazione rispetto ai contesti antropologici e sociali. Un lavoro, appunto, che ha spinto a proporre la candidatura di Massimo Cocchi, Lucio Tonello, Fabio Gabrielli per il Nobel del 2015.

Recentemente il professor Massimo Cocchi ha inviato alla nostra Associazione un’interessante proposta di ricerca sperimentale, “La Sclerosi Multipla e il Filo di Arianna”,che mette in relazione il disordine dell’umore e la SM. Le esperienze condotte dal gruppo di ricerca negli ultimi anni sui disordini dell’umore nell’uomo ha condotto alla possibilità di riconoscere con grande precisione alcune tipologie dei Disordini dell’Umore attraverso una felice combinazione di biologia e matematica (Self Organizing Map), individuando negli acidi grassi delle piastrine alcuni elementi di criticità che caratterizzano il riconoscimento ad esempio fra Depressione Maggiore e Disordine Bipolare.

Il riconoscimento del legame fra sintomi psichiatrici e sclerosi multipla (SM) è stata conosciuta per merito di Charcot, il quale, ha dato la prima dettagliata descrizione patologica clinica della “sclerosi disseminata” nelle sue lezioni presso l’ospedale Salpetriere nel diciannovesimo secolo (Charcot JM. Lectures on the diseases of the nervous system. Philadelphia: Henry C Lea, 1879). Tra i sintomi psichiatrici notati da Charcot risaltavano: il ridere patologico, piangere, euforia, mania, allucinazioni e depressione. Infatti, la paziente Mademoiselle V di Charcot è stata descritta come soffrire di una forma di lypemania (o grave depressione), insieme a allucinazioni e paranoia (Butler MA, Bennett TL. In search of a conceptualization of multiple sclerosis: a historical perspective. Neuropsychol Rev 2003; 13:93–111). Negli anni 50 comincia la reale ricerca per stabilire la frequenza del fenomeno depressivo nella SM (Schiffer RB. Disturbances of affect. In: Rao SM, ed. Neurobehavioral aspects of multiple sclerosis. New York: Oxford University Press, 1990). Oltre ai fenomeni neurologici che caratterizzano la SM, il fenomeno depressivo sembra incidere per il 50%. Patten et al. (Patten SB, Beck CA, Williams JVA, et al. Major depression in multiple sclerosis: a population-based perspective. Neurology 2003; 61:1524–7) hanno riportato un tasso di prevalenza di 12 mesi del 25,7% per la depressione maggiore nelle persone con SM nell’età fra i 18-45 anni. Di ulteriore preoccupazione è la constatazione che l’ideazione suicidaria è relativamente comune tra le persone affette da SM e che la depressione nelle persone con SM spesso non viene rilevata e trattata. Queste informazioni sono sufficienti per avanzare la proposta di riconsiderare la tipologia del Disordine dell’Umore, compresa l’ideazione suicidaria, alla luce dei risultati descritti e ottenuti con l’utilizzo di una rete neurale artificiale, appunto la Self Organizing Map di Kohonen (Cocchi M., Tonello L., Tsaluchidu S., Puri B.K.. “The use of artificial neural networks to study fatty acids in neuropsychiatric disorders”, BMC Psychiatry 2008, 8 (Suppl 1):S3).

La suddetta valutazione consentirà di stabilire esattamente la tipologia di disordine depressivo che caratterizza la SM in un campione ampiamente rappresentativo di soggetti con tale patologia, consentirà anche di capire se realmente questa malattia si accompagna a un consistente numero di soggetti con ideazione suicidaria. Le evidenze molecolari che costituiranno il reperto biologico, come in tutte le altre sperimentazioni, consentiranno una serie di ragionamenti assolutamente utili per capire se nei soggetti con SM sia possibile la produzione di un neurone dalla staminale, verosimilmente cutanea, e verificare se sarà possibile trovare l’errore che possa legare la caratteristica depressiva alla SM. Anche nella “depressione” è imponente il fenomeno infiammatorio a partenza, verosimilmente, intestinale (Microbiota), così come sembra esserlo nella SM. La possibilità di un percorso sperimentale che preveda lo studio dei rapporti fra Sclerosi Multipla, Disordini dell’Umore, Infiammazione, Microbiota Intestinale e Cellule Staminali dovrebbe, con buona possibilità, consentire un passo sostanziale nella ricerca della verità eziopatogenetica di questa terribile malattia.

A suffragare questa ipotesi di ricerca segnaliamo uno studio che ipotizza quanto il professor Cocchi esprime, “Rapporto di consenso sulla depressione vascolare – un aggiornamento critico”( Vascular depression consensus report – a critical update). Di seguito riportiamo l’abstract dell’articolo scientifico pubblicato su BMC Medicine.

La depressione vascolare è considerata un sottotipo di depressione in tarda età caratterizzata da una presentazione clinica distinta e un’associazione con il danno cerebrovascolare. Sebbene il termine sia comunemente usato nelle impostazioni di ricerca, mancano criteri diagnostici ampiamente accettati e la depressione vascolare è assente dai manuali psichiatrici formali come il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 5a edizione – un fatto che ne limita l’uso in contesti clinici. Le tecniche di risonanza magnetica (MRI), che mostrano una varietà di lesioni cerebrovascolari, comprese ampie iperintensità della sostanza bianca, lesioni microvascolari sottocorticali, lacune e microinfarti, in pazienti con depressione tardiva, hanno portato all’introduzione del termine “depressione vascolare definita da MRI “.

Questa diagnosi, basata sui risultati clinici e MRI, suggerisce che le lesioni vascolari portano alla depressione interrompendo le reti frontali-subcorticali-limbiche coinvolte nella regolazione dell’umore. Tuttavia, nonostante i molteplici approcci MRI per far luce sui cambiamenti strutturali spazio-temporali associati alla depressione in tarda età, la relazione causale tra cambiamenti cerebrali, lesioni correlate e depressione in tarda età rimane controversa. Mentre studi post-mortem su persone anziane decedute per suicidio hanno rivelato lacune, piccoli vasi e patologie correlate all’Alzheimer, i recenti dati dell’autopsia hanno messo in discussione il ruolo di queste lesioni nella patogenesi della depressione vascolare. I dati attuali propongono che la connotazione della depressione vascolare dovrebbe essere riservata ai pazienti anziani depressi con patologia vascolare ed evidente coinvolgimento cerebrale. Sulla base delle attuali conoscenze, vengono discusse le correlazioni tra i risultati del neuroimaging intra-vitam e la loro validità post-mortem, nonché il ruolo dei marcatori periferici della malattia vascolare nella depressione della tarda età.

La multiforme patogenesi della depressione vascolare come possibile sottotipo di depressione in età avanzata necessita di ulteriori chiarimenti. È necessaria una risonanza magnetica correlativa clinica, intra-vitam strutturale e funzionale, nonché una risonanza magnetica post-mortem e studi neuropatologici al fine di confermare la relazione tra sintomatologia clinica e cambiamenti in specifiche regioni del cervello correlate alla depressione. Per chiarire la relazione causale tra i cambiamenti cerebrali vascolari regionali e la depressione vascolare, potrebbero essere utili modelli animali. Le attuali opzioni di trattamento includono una combinazione di farmaci vasoattivi e antidepressivi, ma i risultati sono ancora insoddisfacenti.

Il link da cui accedere all’articolo:

https://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12916-016-0720-5?fbclid=IwAR27CXgAPX71hWcJSlXnLMRFRrrgEGnHywAkeZharLR0wIu–8_ndk-HXfQ

 

 

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